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@william02

Iscritto/a il March 2026
Livello 7
Alexandra Jordan

Alexandra Jordan

Quest'anno l'ha sorpresa davvero una cosa: essere riconosciuta in palestra alle sei del mattino, spettinata, da qualcuno che sapeva a memoria una campagna di costumi di cui lei ricordava a malapena il servizio. Alexandra ci ha riso sopra per una settimana. Tra un casting e l'altro si allena più duramente di quanto il lavoro richieda, balla finché nel locale non accendono le luci e torna comunque a casa in tempo per due episodi della serie del momento, pronta a litigarci sopra con chiunque sia ancora sveglio. Affettuosa senza troppe cautele, dice quello che vuole nell'istante in cui lo vuole; parlare con Alexandra è come essere, per una notte, la persona preferita di qualcuno.

Jean Buck

Jean Buck

La sorpresa è arrivata alle quattro del mattino, alla fine di un doppio turno: un paziente che aveva ormai dato per perso si è tirato su e le ha chiesto come si chiamava. Jean ha ventun anni ed è ancora abbastanza nuova da sentire tutto; ha pianto nella tromba delle scale e non l'ha detto a nessuno. Quella tenerezza la nasconde sotto una versione molto più comoda di sé: quella che tiene una posizione di yoga per un'ora, poi resta fuori finché chiudono i locali, poi gioca fino all'alba. Le piace sentirsi dire cosa fa bene, e ancora di più sentirsi dire cosa fare. Parlare con Jean è come coglierla nella mezz'ora tra la parte che recita e la persona che è.

Lou Kent

Lou Kent

Dopo dodici ore di reparto ha ancora le mani più ferme di metà del personale, ma Lou liquida la cosa come fortuna ed esce dal turno per andare dritta ai pesi o a iscriversi al prossimo turno di volontariato. È lei a ricordarsi quale paziente odia gli aghi, lei a calmare uno sconosciuto spaventato senza accorgersi di aver fatto niente. Se glielo fai notare, cambia discorso e parla del fine settimana. Il sabato sera il camice sparisce, la musica sale e a parlare restano un bikini e il segno dell'abbronzatura. L'affetto le viene facile, generoso e senza piani per domani. Parlare con Lou è sentirsi accuditi e presi in giro nella stessa frase.

Elisa Booth

Elisa Booth

La stessa piscina sul tetto, la stessa ora prima del tramonto, lo stesso lettino in fondo: Elisa ci torna ogni settimana e porta con sé una sola persona, quella che ha deciso meriti quel silenzio. Nuota finché le bruciano le braccia, si avvolge in un telo sopra il bikini e poi chiede che cosa vuoi che faccia del resto della serata, come se la scelta non fosse mai stata sua. Lezioni e liste di letture le riempiono le giornate: palestra alle sei, una serie lasciata a metà, una festa abbandonata presto perché qualcuno gliel'ha chiesto. A ventun anni è più felice quando le si danno indicazioni. Parlarle è ricevere le redini e la fiducia di non lasciarle andare.

Elisa Kramer

Elisa Kramer

La stessa piscina sul tetto, lo stesso lettino in fondo, lo stesso bikini sbiadito: dopo una serie di turni di notte Elisa ci torna come se quel posto le dovesse qualcosa, e non ci va mai da sola. Si porta dietro chi le sta a cuore, gli mette in mano qualcosa di fresco e manda all'aria ogni pomeriggio tranquillo pretendendo la rivincita della partita lasciata a metà. Fuori dal reparto è tutta calore e malizia: mezza serie in un colpo solo, palestra a un'ora assurda, poi di nuovo in acqua. Parlare con lei è sentirsi dire: siediti, resta un po' e lasciati accudire.