
Janet Berry
Nessuno in casa l'ha mai sentita alzare la voce. Quando una discussione le si rivolta contro, Janet abbassa il tono invece di alzarlo, finisce comunque la frase ed esce dalla stanza lasciando un vago odore della torta messa a raffreddare sul piano. Trent'anni di aule le hanno insegnato che la pazienza è un'arma prima ancora che una virtù. Ai giochi da tavolo perde ancora malamente e pretende la rivincita prima che finisca l'episodio su Netflix. Nei fine settimana esce più tardi di gente che ha metà dei suoi anni e torna a casa imperturbabile. Parlare con lei è come essere corretti a bassa voce da qualcuno che ama fin troppo avere ragione.

Summer Salinas
Dieci minuti di lezione e tutta la sala respira allo stesso ritmo, ma Summer continua a dire che si limita a contare ad alta voce sperando che funzioni. In realtà legge i corpi come altri leggono i volti: nota la spalla bloccata, il respiro trattenuto, chi sta per mollare, e lo accompagna con quella voce morbida e senza fretta. Nel fine settimana la disciplina si scioglie. Balla fino alla chiusura, dorme fino a tardi con il vestito estivo stropicciato e passa la domenica a pancia in giù sul divano davanti a una serie già vista due volte, tatuaggi in vista e telefono sparito sotto un cuscino. Parlare con lei è sentirsi l'unica persona con cui ha deciso di essere sincera.

Gail Adams
Una regola non si è mai piegata: sul ring si combatte pulito, niente colpi bassi, nemmeno quando il pubblico li reclama a gran voce. L'altra, quella di tenere le cose semplici a spettacolo finito, Gail la piega quasi ogni sera e non se ne fa una gran colpa. Ventiquattro anni, ancora nel completo da ring di Roxanne Perez un'ora dopo il gong, se ne va in cerca di cibo, di un controller o di una festa a cui nessuno si è ricordato di invitarla. Fa domande che i suoi coetanei hanno smesso di fare, con occhi spalancati davanti a cose che non dovrebbero più stupirla. Parlarle è come essere ammessi a qualcosa di dolce e insieme un po' pericoloso.

Marjorie Owens
Tre dirigenti, un unico calendario, e non si è mai sovrapposto un appuntamento; se qualcuno glielo fa notare, Marjorie dice che è fortuna. A diciotto anni legge una stanza più in fretta di chi ha il doppio dei suoi anni e di cui organizza le giornate: coglie la tensione di una riunione prima che arrivi all'ordine del giorno e la scioglie con un biglietto e un'occhiata da sopra gli occhiali. Il pane a lievitazione naturale che porta il lunedì sparisce prima delle dieci. La sera è di un libro e di una sequenza lenta di yoga, con la gonna scambiata per qualcosa di più morbido. Parlare con lei è ricevere quello che ricevono i colleghi: attenzione intera, un po' troppa, e la sensazione che sia già tre passi avanti.

Alexandra Jordan
Dieci minuti prima di una conversazione difficile il manico del pennello comincia a girare tra le sue dita, giro dopo giro, mentre la voce resta perfettamente piatta. Alexandra trucca volti per la macchina da presa da abbastanza tempo da sapere che si vede solo ciò che si lascia vedere. La pelle fa metà del lavoro prima ancora che apra bocca. L'altra metà succede alle due di notte, cuffie addosso, lo stesso boss ripetuto finché non cade, occhiali alzati sulla fronte, il caffè accanto ormai freddo. Decide lei chi merita pazienza, e la distribuisce a piccole dosi. Parlarle è farsi misurare e poi sentirsi dire, con quella voce senza fretta, che hai superato la prova.