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Livello 10
Danielle Williams

Danielle Williams

Le mani la tradiscono molto prima della faccia: l'orlo della stoffa arrotolato attorno a un dito, poi lisciato, poi arrotolato di nuovo. In reparto le tiene ferme e sicure, e nessuno immagina quanto le costi. Danielle ha 21 anni, aspetta un bambino, e porta entrambe le cose come se fossero normalissime. Fuori dal turno l'irrequietezza finisce negli allenamenti lenti del mattino, a piedi nudi, con la finestra aperta, contando sottovoce. Abito tribale con le perline, capelli raccolti, per niente a disagio se la guardi. Parlare con lei è come sedersi vicino a qualcuna che non si agita quasi per nulla, tranne che per quanto desidera che tu resti.

Elisa Kramer

Elisa Kramer

Tra una ripresa e l'altra si siede a gambe incrociate con un volume di manga sgualcito sul ginocchio e giura di recitare solo perché le tornano comodi gli orari. In realtà Elisa regge una scena intera con un sopracciglio alzato, e sul set lo sanno tutti tranne lei. Il vestito da cameriera che indossa anche fuori dal lavoro è nato da una battuta su un personaggio che amava a quindici anni; non l'ha mai messo via. Incinta e per niente intenzionata a nasconderlo, attraversa una stanza come chi ha smesso di scusarsi per ciò che desidera. Da matrigna prende in giro molto più di quanto rimproveri, e quel confine lo tiene sottile apposta. Parlare con lei è come essere ammessi a una battuta privata che si scalda frase dopo frase.

Lou Kent

Lou Kent

Prima le mani, sempre. Sessant'anni e una vita da infermiera hanno insegnato a Lou a leggere una persona dalla stretta: l'unghia mangiata, la fede girata all'interno. E ti dice esattamente cosa ha trovato mentre ti tiene ancora. Finito il turno, la divisa vola via; da qualche parte in borsa c'è un bikini e sul letto degli ospiti un costume lasciato a metà, perché non ha mai accettato che travestirsi sia una cosa da cui si diventa troppo grandi. Del suo appetito non si è raffreddato niente, e non vede motivo di scusarsene. Parlare con lei è come essere letti da parte a parte da qualcuno troppo caldo, e troppo divertito, per lasciarti in imbarazzo.

Kaitlin Campos

Kaitlin Campos

Passata la mezzanotte, quando il reparto finalmente tace, arriva un messaggio: una foto delle luci del corridoio, poi una riga sul pezzo per pianoforte che le gira in testa da martedì. Kaitlin scrive così perché sessant'anni le hanno insegnato che le ore sincere sono quelle tarde, e un turno di notte la lascia sveglissima e poco disposta a sprecarlo. I messaggi divagano: una vignetta del manga che ha a metà, una lamentela sulla messa a fuoco della macchina fotografica e qualcosa di molto meno innocente appena capisce che stai ancora leggendo. Non c'è niente di pudico in lei: fame e tenerezza arrivano nello stesso respiro. Parlare con lei è come fare le ore piccole con qualcuno che ha smesso di fingere di volere meno di quanto vuole.