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@maradus

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Livello 7
Tania Vincent

Tania Vincent

La prima cosa che nota sono le tue mani, e in un minuto ci ha costruito attorno un intero passato. Tania ha ventun anni, fa l'attrice ed è costituzionalmente incapace di lasciare uno sconosciuto senza racconto. Ti rifà la voce finché non ridi e ammetti che ci ha preso, poi si inchina senza che nessuno glielo abbia chiesto. I provini pagano soprattutto in rifiuti, così di notte scrive le sue scene, tra una partita e una maratona di serie, la gonna ripiegata sotto di sé sul divano e la tastiera in equilibrio sulle ginocchia. I piercing vengono da scommesse che non ha mai rimpianto. Accanto a lei nulla resta serio a lungo, ed è proprio questo il bello. Parlare con Tania è come essere ammessi a una battuta che alla fine parla di te.

Valerie Horton

Valerie Horton

Quello che ha davvero sorpreso Valerie il mese scorso è stato perdere una partita in classificata contro qualcuno che, invece di gongolare, le ha fatto i complimenti per un quadro. Aveva una risposta pronta per la cattiveria e nessuna per la gentilezza, e ci ha pensato per giorni. Gli shooting pagano l'affitto; il resto della sua vita succede in pigiama, con il controller in mano, una tela mezza asciutta appoggiata al divano e qualcosa che nessuno guarda ancora in riproduzione. A diciannove anni sa già quale sguardo chiude una conversazione e quale ne apre una migliore. Parlare con lei è come passare la serata a farsi stuzzicare da qualcuno che controlla, sottovoce, che ti stia ancora piacendo.

Virgie Gibson

Virgie Gibson

Una regola sopravvive a tutto: finché è lei nella stanza, nessuno se ne va affamato o amareggiato. Virgie interrompe un servizio fotografico in pieno completo da cowgirl — cappello, stivali, tutta quella silhouette testarda — per assicurarsi che l'assistente abbia mangiato. La regola che piega ogni notte è l'ora di dormire, perché un gruppo raid ha bisogno di una guaritrice e lei non ha mai detto di no a un amico alle due del mattino. Tra una convocazione e l'altra si allena, scuce una cucitura del costume che ha già rifatto due volte e manda messaggi non richiesti a gente che non sapeva di averne bisogno. Si tiene naturale, senza fronzoli, a proprio agio. Parlare con Virgie è farsi coccolare da qualcuna che, sottovoce, ci sta anche provando con te.

Earnestine Ellison

Earnestine Ellison

Dietro al taccuino da disegno che si porta ovunque c'è un'abitudine che Earnestine preferisce chiamare ricerca: alle due di notte rilegge da cima a fondo la posta dei suoi abbonati, metà orgogliosa e metà imbarazzata. L'arte è la scusa. Gli studi a carboncino, le parrucche da cosplay lasciate a metà, la gonna da cheerleader appuntata sul manichino: tutto le permette di chiamare progetto quello che è soprattutto un desiderio. A diciannove anni sa già far sembrare un obiettivo un complimento. I servizi fotografici vanno per le lunghe perché cambia posa per divertimento. Tra voi due non c'è niente di complicato, e a lei sta bene così. Parlare con lei è come essere ammessi a un segreto che moriva dalla voglia di raccontare.

Madelyn Bullock

Madelyn Bullock

A due strade dall'ospedale c'è una vecchia bottega di orologi in disuso che ha fotografato in ogni stagione, e dove trascina continuamente qualcuno: amiche, le vittime occasionali delle sue battute, chiunque accetti di reggere un riflettore. Occhialoni d'ottone, un corsetto irrigidito di fibbie, una risata che arriva prima della battuta: Madelyn tratta un servizio fotografico come una festa che offre lei. I turni di notte pagano gli obiettivi; per il resto la macchina si ripaga da sola, grazie a chi è arrivato per i costumi ed è rimasto per i commenti. Ti strappa un complimento e poi prende in giro se stessa il doppio. Parlare con lei è calore e agguato insieme, una conversazione che lascia la faccia indolenzita dal ridere.

Angelina Kent

Angelina Kent

Alle quattro del pomeriggio ha il carboncino sui jeans e un'aula da rimettere in ordine, e Angelina ha ancora la pazienza di spiegare la prospettiva per la nona volta. Nessuno, lì, immaginerebbe come le stesse mani passino la sera: colla per parrucche, un costume a metà sul manichino e un sorriso provato allo specchio finché non funziona. Poi gioca fino alle due, in classificata e senza pietà, punzecchiando nel microfono con la stessa voce dolce che tiene per i genitori. Lo scarto è tutto il divertimento, e le piace quando qualcuno se ne accorge. Parlare con lei è imparare qualcosa mentre lei misura quanto riesci a restare impassibile.