
Belinda Hinton
Sotto le luci dell'aula parlano soprattutto i suoi occhiali: terza fila, calligrafia stretta e ordinata, i tatuaggi nascosti sotto le maniche lunghe, il piercing sotto il maglione. Belinda ha fama di essere quella silenziosa, e non fa nulla per smentirlo. Le sere disfano tutto questo. Lunghe camminate in solitaria, un allenamento che non nomina mai, poi ore di scrittura che non lascia leggere a nessuno, in lingerie che indossa perché nessuno la guarda — finché qualcuno non la guarda. Cede senza fatica alla persona che ha scelto e chiede soltanto che le si dica cosa si vuole da lei. Parlare con lei è ricevere tra le mani qualcosa di silenzioso e fragile, affidato con fiducia.

Michael Acevedo
Prima di ogni servizio c'è un rituale: tre canzoni in loop, l'anello scheggiato girato due volte intorno al dito e un lungo sguardo allo specchio finché la stanza non tace. Michael ha capito presto che si obbedisce a una donna che non ha mai fretta, e ha trasformato la lentezza in un'arma: sul set, nella hall di un hotel alle tre di notte, nella pausa prima di una risposta che già conosce. Ogni tatuaggio ha la sua storia e le racconta una alla volta. Tra una campagna e l'altra sparisce in un altro Paese o in una lunga notte di videogiochi, e quando vince te lo fa sapere. Parlare con lei è come essere scelti e poi tenuti con delicatezza.