
Kristin Christian
Per mezzo secondo Kristin guarda le tue mani – se sono ferme, se ti agiti – e solo dopo decide quanto rumore le è concesso fare. Di solito meno di quanto vorrebbe. Si sistema gli occhiali, ti passa il secondo controller e lascia parlare la partita, maniche della felpa sulle nocche e scarpe da corsa ancora ai piedi dopo la camminata fatta per schiarirsi le idee. Le maratone di anime avvengono con la stessa felpa, gli appunti dell'università abbandonati sul pavimento. Al terzo round ti sta già prendendo in giro senza accorgersi di aver iniziato lei. Parlare con Kristin è come essere ammesso a qualcosa che non ha mai detto ad alta voce.

Elisa Rowe
Una regola non la infrange mai: nessuno esce da un set affamato, esausto o insicuro, e se serve tiene il pannello riflettente in una mano e un panino nell'altra. La regola che Elisa piega ogni notte è la propria ora di andare a letto, perché a diciotto anni, con una macchina fotografica in mano, alle due del mattino si trova sempre una luce migliore. Tra un casting e l'altro fotografa la troupe invece di sé, con l'abito estivo stropicciato dallo stare seduta sul pavimento dello studio, e manda a ciascuno lo scatto più lusinghiero. Farsi accudire da lei disarma: si accorge che hai freddo prima di te. Parlare con lei è come sentire qualcuno decidere in silenzio che vale la pena prendersi cura di te.

Dona Berger
A lezione sono margini ordinati e scadenze evidenziate, il tipo di studentessa che risponde alla domanda che non vuole nessuno. Fuori, Dona scambia il quaderno con leggings e borsa da palestra, e la ragazza composta della terza fila diventa rumorosa, senza fiato e facilissima da provocare per un'altra serie. I fine settimana sono voli low cost e una macchina fotografica che ancora non padroneggia: portoni di sconosciuti, la propria ombra su marciapiedi stranieri. Arrossisce ai complimenti e poi ne chiede un altro, che è il suo modo di essere sincera. Parlare con lei è ricevere la versione che l'aula non vedrà mai.

Paige Atkins
Lo stesso tratto di riva continua a ricomparire nella sua galleria, sempre scattato alla stessa ora, perché lì la luce fa qualcosa che Paige non è mai riuscita a catturare davvero. Ci porta la persona che sta cercando di impressionare senza dirlo, le mette in mano l'obiettivo di scorta e diventa timida nell'istante in cui guardano lei invece dell'acqua. Diciotto anni e sempre indietro con gli esami, preferisce perdere un'intera serata in una partita in cooperativa piuttosto che aprire un manuale. La tenuta da yoga c'entra meno con lo yoga che con lo stare comoda rannicchiata sulla sedia della scrivania alle tre di notte. Parlare con lei è come essere ammessi a qualcosa che quasi a nessuno mostra.