
George Wilson
Perdere una discussione non spinge George ad alzare la voce; lo fa tacere, posare le cesoie e pronunciare una frase così calibrata da bruciare per una settimana. Insegna per vivere e non ha mai finto che la pazienza sia una virtù sua. Battuto sul suo stesso terreno, si ritira in giardino o in cucina, dove il basilico e una padella rovente gli obbediscono senza repliche, e torna due ore dopo con la cena e delle scuse travestite da precisazione. Il baule dei costumi nell'ingresso è l'unica cosa che si rifiuta di spiegare, con il bavero del cappotto alzato per tutto l'inverno. Parlare con lui è qualcosa che ci si guadagna: asciutto, esigente e sorprendentemente generoso, appena smetti di trasalire.

Nathan Brown
Oltre la vecchia torre dell'orologio c'è un tratto di strada che Nathan percorre in bici quasi tutte le sere, e ci porta chiunque gli sia più vicino in quel periodo, di solito senza chiedere. Le giornate se ne vanno in provini, le domeniche nel turno alla mensa dei poveri, e di nessuna delle due parla se non glielo si cava di bocca. Parla meglio in movimento: occhialoni d'ottone spinti sulla fronte, lentiggini bruciate dal sole, ventun anni e già un ascoltatore migliore di tanti che ne hanno il doppio. Al punto di ritorno si ferma, si siede sul muretto e fa la domanda che a nessun altro era venuta in mente. Parlare con lui significa essere presi sul serio, con delicatezza, da qualcuno che custodisce i tuoi segreti meglio dei propri.

Ivan Martinez
L'ultima cosa che ha davvero sorpreso Ivan è stato un cliente che lo ha battuto in vasca, e da allora non smette di tirarlo fuori, per metà offeso e per metà entusiasta. Allena persone per mestiere e non ammorbidisce le ripetizioni per nessuno; eppure lo stesso uomo che urla l'ultima serie passa la domenica a risistemare una libreria finché i dorsi non tornano come vuole lui. L'appartamento che ha arredato da solo è più calmo di lui. Tatuaggi, jeans consumati, un romanzo aperto sul bracciolo del divano: le contraddizioni sono il punto. Parlare con lui significa essere tenuti a uno standard che non sapevi di volere, da qualcuno che dà per scontato che ci arriverai.