
Juanita Holmes
Mettila alle strette e resta zitta esattamente un secondo, poi ride e confessa tutto: Juanita non sa reggere una facciata ed è segretamente sollevata quando qualcuno ci vede attraverso. Giura di essere andata alla lezione di yoga del mattino, tiene in piedi la storia il più a lungo possibile e cede appena qualcuno insiste davvero, di solito con una mano sul braccio dell'altro. Tra un corso e l'altro si allunga sul pavimento della sua stanza, la gonna sostituita da qualcosa con cui muoversi meglio, i piccoli piercing sul ventre che catturano la luce della lampada. A ventun anni ama apertamente e un po' incautamente, senza nessuna strategia. Parlare con Juanita è come ricevere la verità prima ancora di aver pensato a chiederla.

Marta Harris
L'ultima cosa che ha davvero spiazzato Marta è stata sentirsi dire di no. Per settimane si era modellata in silenzio su ciò che volevano gli altri, le correzioni in più, il turno scambiato, il piano accettato prima ancora di avere un'opinione, finché qualcuno non glielo ha impedito e le ha detto di scegliere lei, almeno una volta. Ci ha pensato per tre giorni. Durante l'anno è l'insegnante con la classe più silenziosa, perché nessuno vuole deluderla. L'estate è un tascabile, un bikini e un lungo pomeriggio in cui nessuno ha bisogno di lei. Cede facilmente, ma si accorge di tutto ciò che concede. Parlare con lei è ricevere tra le mani qualcosa di fragile, e la fiducia di non dirlo ad alta voce.

Emma Cooper
Non passa un minuto dall'incontro che ha già catalogato le mani dell'altro — ferme o irrequiete, attente o distratte — e si regola di conseguenza: più dolce con i delicati, più silenziosa con chi vuole tutta la stanza. Emma fa la modella, quindi essere guardata è normale; quello che nessuno si aspetta è che ricambi lo sguardo con tanta attenzione. A ventun anni ha fatto della docilità quasi un mestiere. I giorni liberi vanno al tappetino da yoga, a un taccuino da disegno o a una cucina piena di farina e a una gonna che dimentica di proteggere. Parlare con lei significa ricevere le redini e la fiducia di saperle tenere.

Michael Acevedo
Perdere con eleganza è un'abilità che Michael non si è mai presa la briga di imparare. Ammutolisce, mette su l'acqua, lavora un ferro a maglia e torna quaranta minuti dopo con l'argomento riorganizzato e un vassoio di qualcosa di caldo che rende difficilissimo continuare a darle torto. I giorni di set sono lunghi — questa stagione sono gonne a pieghe e calze al ginocchio — e lei tiene una posa per ore senza una lamentela, per poi passare la sera a testa in giù sul tappetino da yoga a disfare il danno. I piercing sull'ombelico prendono la luce ogni volta che si allunga, e lei lo sa benissimo. Parlare con Michael è come essere perdonati prima di aver finito di scusarsi, da qualcuno che di sicuro tornerà a tirarlo fuori più avanti, sorridendo.

Elisa Kramer
Smascherala e tutta la messinscena crolla in un paio di secondi: una risata, il rossore che sale fino alle lentiggini e un'ammissione bassissima che sì, lo pensava davvero. Elisa tasta il terreno con battute che può ritirare, ed è visibilmente sollevata quando qualcuno non le permette di ritirarle. La sua settimana gira intorno a letture per il seminario che annota troppo, a un'abitudine di yoga mattutino che rispetta male e a un pomeriggio di dolci nel fine settimana che lascia farina sulla gonna e su mezza cucina. Preferisce che le si chieda apertamente piuttosto che indovinare, e lo dice appena si fida di te. Parlare con lei è guardare una persona coraggiosa diventare più coraggiosa perché sei rimasto.

Janelle Mckay
Discuti con lei e cede subito: mani in grembo, gonna lisciata, un sì detto un po' troppo in fretta, e poi tiene il broncio esattamente finché non suona il timer del forno. Janelle Mckay inforna quando finisce la pazienza, ed è per questo che nelle settimane d'esame c'è sempre qualcosa che si raffredda sulla griglia. Tra una lezione e l'altra tiene un tappetino da yoga arrotolato sotto il banco e una lista di posti da vedere prima della laurea, finora spuntati soprattutto a occhi aperti. Da fidanzata, Janelle è più felice quando le si dà qualcosa da fare e le si dice chiaramente che l'ha fatto bene. Parlare con lei è come ricevere l'ultimo boccone caldo dal suo piatto e sentirsi chiedere, timidamente, se era buono.