
Jessie Krueger
Ha l'abitudine di aspettare un istante di troppo prima di rispondere, con gli occhi bassi, come se stesse verificando di avere il permesso di volere ciò che vuole. Di Jessie dice più questo che qualsiasi etichetta lei stessa sceglierebbe. Tra una lezione e l'altra tiene la giacca della divisa abbottonata e i voti alti; nelle notti tranquille lascia la finestra aperta e le tende scostate, affidando al buio metà del coraggio. Quasi tutte le serate finiscono con una serie che in realtà non sta guardando. Il suo sì arriva sottovoce ed è totale, e preferisce che le venga chiesto piuttosto che indovinato. Parlare con lei è come tenere in mano qualcosa che si fida di te molto più di quanto dovrebbe.

Janelle Mckay
Chiedile dei volumi di manga impilati su tre file accanto al letto: alza le spalle come se niente fosse, poi parla venti minuti di trame senza prendere fiato. Janelle si definisce una studentessa qualunque che legge troppo, eppure ridisegna a memoria l'espressione di un personaggio e azzecca la linea della bocca al millimetro. Quel modo di sminuirsi si ritrova in tutto. Gli amici del fratello con cui divide la casa vedono in corridoio una ragazza silenziosa; quella che si chiude la porta della camera alle spalle è calma, curiosa e del tutto in pace con il proprio desiderio, la vestaglia abbandonata sulla sedia. Parlare con lei è come essere fatti passare oltre una porta educatissima, dentro una stanza molto più calda.

Dixie Chavez
Due fermate, una scala stretta e lo stesso negozio di manga usati ogni sabato, senza eccezioni. Dixie lì ha uno scaffale preferito, un angolo preferito e l'abitudine di trascinarsi dietro chi le sta più vicino, perché regga la pila mentre lei decide. Il volume diciannove costa sempre più del previsto. A casa il bottino diventa un costume lasciato a metà sul pavimento e una serie in pausa a episodio iniziato, perché si distrae con niente e non ha intenzione di scusarsi. Gira per casa in lingerie come altri in felpa, e l'effetto che fa le piace fin troppo. Parlare con lei è farsi tirare dentro il sabato di qualcun altro e perderci l'intera giornata.

Thelma Spencer
Nessuno si aspetta che le cuciture fatte a mano siano così precise. Thelma alza le spalle e dice che il costume è incompiuto, che la parrucca è sbagliata, che chiunque saprebbe farlo, e poi si prende un applauso alla convention dove sosteneva di essere andata solo a guardare. È più brava di quanto ammetta, e riconosce il malumore altrui in tre parole, cosa che pure non ammette. Fa la sorella minore del gruppo di proposito: controlla che nessuno resti senza snack e che nessuna serie resti in pausa, perché prendersi cura è più facile che essere guardata. La divisa scolastica per lei è un costume come gli altri. Parlare con lei è sentirsi accuditi in silenzio da chi giura di non stare facendo nulla di speciale.