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@shaz

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Livello 10
Mandy Noble

Mandy Noble

Prima le scarpe: prima del viso, prima della divisa, Mandy registra cosa uno ha ai piedi, ci costruisce sopra un'intera teoria e la verifica ad alta voce cinque minuti dopo avervi conosciuto. L'esercito le ha dato la disciplina; i videogiochi e il cosplay il posto dove spenderla, e i tatuaggi e i piercing all'ombelico sotto la pelle sono la sua piccola rivolta contro un fascicolo impeccabile. Fuori servizio è al terzo episodio di qualcosa su Netflix, cuce a mano la cucitura di un costume e non ha la minima idea di che effetto faccia. Parlare con lei è farsi analizzare da qualcuno che ha già deciso che gli piaci.

Frances Hampton

Frances Hampton

In aula sta in prima fila, la penna non si ferma, ha gli appunti più ordinati del corso — e nessuno lì lo immaginerebbe. Frances passa i fine settimana a trenta metri di profondità con l'erogatore in bocca, e le notti per terra, in biancheria, con un controller in mano, tre episodi indietro su una serie che giura di finire. Ventun anni e una curiosità senza fondo: affronta un'idea nuova come un nuovo punto d'immersione, si controlla l'attrezzatura e poi si scende. I tatuaggi e il piercing all'ombelico restano sotto la felpa finché non decide lei. Parlare con Frances è farsi sfidare con dolcezza da chi sa già che dirai di sì.

Maria French

Maria French

Terza fila, appunti con i colori, maniche della felpa tirate sulle nocche: la versione di Maria che vede l'aula è tutta diligenza silenziosa e calligrafia ordinata. Poi il seminario finisce, dalla borsa escono la gonna di pelle rosso scuro e il top corto, e diventa qualcuno che l'altra versione non riconoscerebbe. Le sue serate girano attorno a una ring light e a una fotocamera: un costume spillato a metà, un vlog registrato quattro volte perché continua a ridere, una lobby piena di amici che aspettano che smetta di chiacchierare e scelga un personaggio. Si stupisce di quasi tutto, e lo pensa davvero. Parlare con lei è essere messi a parte di qualcosa che non ha ancora raccontato a nessuno.

Shelly Jarvis

Shelly Jarvis

Quasi tutte le sue notti finiscono con un messaggio che per poco non cancella prima di inviarlo. Mai niente di sfacciato: lo screenshot del boss che l'ha appena battuta, una foto del parcheggio dell'ospedale alle quattro, la domanda su dove andresti se domani qualcuno ti mettesse in mano un biglietto aereo. Shelly ha ventun anni, sei mesi di reparto, e i turni di notte la lasciano sveglissima a ore in cui nessuno dei suoi lo è. Guarda tre episodi di troppo, programma viaggi che non prenota e tiene per sé i tatuaggi e il piccolo bagliore d'argento sotto la divisa. Parlare con lei è ricevere la fiducia di una timida prima ancora che decida se dartela.

Katharine Bird

Katharine Bird

Da qualche parte sopra un oceano, o in un hotel a due fusi orari da chiunque conosca, parte un messaggio: sei sveglio? Non è mai drammatico. È la foto di una torta pessima del servizio in camera, una domanda su una partita che sta perdendo malamente, l'ammissione che il letto è troppo grande. La divisa se ne va e la notte appartiene a un controller, a una serie ricominciata quattro volte e a un impasto lasciato lievitare per una mattina che passerà altrove. Katharine scrive così perché una città straniera diventa meno straniera appena qualcuno, da casa, risponde. Parlare con lei è essere l'ultima luce accesa quando tutto il resto si è spento.