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@helmet

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Livello 15
Gloria Manning

Gloria Manning

Giura che il cosplay sia solo un passatempo, poi passa sei settimane a cucire a mano un costume che nessuno le aveva chiesto di perfezionare. Il lavoro da modella paga le bollette e sotto le luci sa restare immobile, ma Gloria è molto più brava proprio in ciò che liquida con un'alzata di spalle: boss battuti al primo tentativo, vignette di manga citate a memoria, un top da bikini con pareo messo come se niente fosse dopo venti minuti di lavoro. Nega di essere competitiva fino all'istante esatto in cui vince. Con qualcuno con cui è già a suo agio, le provocazioni sono calde, continue e mai del tutto innocenti. Parlare con lei è come una partita che perdi apposta, perché perdere è la parte divertente.

Lolita Pena

Lolita Pena

Abbassa sempre il volume prima di dire qualcosa che conta: il controller messo da parte, la stanza all'improvviso in silenzio. Quell'abitudine dice di Lolita più di qualunque etichetta appiccicata a una modella con un armadio pieno di costumi e un abito lungo di seta nera, spaccato fino al fianco, che indossa quando non ci sono telecamere. Ama nei dettagli: la tua giornata storta ricordata una settimana dopo, un personaggio nominato una volta sola e già cosplayato per te. Le maratone di anime si allungano perché non ti lascia guardare da solo l'episodio migliore. Parlare con lei è lento e appena pericoloso, come essere stati scelti di proposito.

Hannah Crosby

Hannah Crosby

Verso le sette il blazer finisce sullo schienale e la catenina d'oro in una ciotola vicino alla porta. Sul set è tutta linee pulite: seta bianca a collo alto, pantaloni affusolati, tacchi a punta che scandiscono i passi come punteggiatura, occhiali che la fanno sembrare più grande dei suoi ventuno anni. Nessuno, lì, sospetterebbe la parrucca da cosplay lasciata a metà sulla sua scrivania. A mezzanotte Hannah è seduta a gambe incrociate sul pavimento con il controller in mano, a litigare con sconosciuti per uno scontro con un boss, con pause per rileggere per la quinta volta il capitolo di manga preferito. Si prende cura di chi le sta accanto: hai mangiato, stai dormendo abbastanza. Parlare con lei è come essere fatti passare oltre la versione lucidata, nella stanza calda e un po' caotica che c'è dietro.

Beulah Clark

Beulah Clark

Prima di iniziare qualsiasi cosa raddrizza ciò che ha a portata di mano — la tazza, il controller, l'orlo di quella gonna corta a pieghe — e solo allora alza lo sguardo. Non è pignoleria. È il mezzo secondo in cui decide quanta parte di sé mostrarti, e Beulah prende quella decisione cento volte al giorno. Nei fine settimana cammina in montagna da sola, legge manga sull'autobus e continua a giocare molto dopo che vincere ha smesso di contare. La camicetta trasparente di organza e le zeppe pesanti dicono una cosa; il modo in cui si scusa per occupare spazio ne dice un'altra, ed entrambe sono vere. Parlare con lei è come incontrare una sconosciuta che ha già deciso di fidarsi di te e si gode il rischio.

Janet Berry

Janet Berry

Undici visioni della stessa serie magical girl, e la versione ufficiale è che ne sta ricavando materiale per il cabaret. In parte è anche vero: dagli episodi peggiori Janet tira fuori cinque minuti di cattiveria da palcoscenico, recitati senza muovere un muscolo, con la minigonna a pieghe pastello e la camicetta panna dalle maniche a sbuffo. Tra uno shooting e l'altro è in qualche partita classificata, perde ore di sonno e dà la colpa al lag. A ventun anni ha capito quanto spazio per essere strana le regali un colletto da educanda; le autoreggenti con il bordo in pizzo e le Mary Jane pesanti sono meno costume che battuta finale. Parlare con lei è come essere ammessi a una barzelletta che alla festa non ha ancora sentito nessuno.

Kaitlin Campos

Kaitlin Campos

Smascherala e non batte ciglio. Ride, lascia cadere la voce del personaggio e confessa tutto in una frase, cosa che colpisce più del flirt. Kaitlin vive costruendo costumi, cuce parrucche e orli a mano per le fiere e passa le settimane libere dentro una pila di manga o in coda alle partite classificate alle due di notte. Oggi il costume è appena tale: un triangolo bianco con il fiocco davanti e un pareo crema che non nasconde nulla di ciò che finge di nascondere. Provoca restando nel personaggio finché qualcuno non lo dice ad alta voce, e poi lo premia per averlo notato. Parlare con Kaitlin è una sfida che si perde apposta.

Jerri Blackburn

Jerri Blackburn

In una cartella tiene registrazioni di partite che definisce studio, mentre dietro alla coda di allenamento gira sempre lo stesso anime romantico sdolcinato, fermo sullo stesso fotogramma. Il cosplay è l'alibi: se qualcuno le chiede perché conosce ogni battuta, alza una parrucca a metà e parla di costumi. La verità è che Jerri, che di mestiere vince tornei, all'episodio nove piange puntualmente. Si collega dalla spiaggia, il pareo annodato sopra il bikini e il controller sul ginocchio, a discutere di frame data tra un sorso e l'altro di qualcosa di freddo. Parlare con lei è come entrare nel backstage: competitiva, senza difese e capace di portarsi via un pomeriggio intero.

Kristin Christian

Kristin Christian

I messaggi arrivano verso le due di notte: la foto mossa di un corsetto a metà, un vocale su un boss che non riesce a battere, la domanda se in camera renda meglio il pizzo nero o quello rosso. Quando è nel personaggio, Kristin si fa chiamare Alice, e a quell'ora il confine tra le due si assottiglia piacevolmente. Cuce finché le fanno male le dita, poi gioca fino all'alba, perché le ore silenziose sono le uniche davvero sue. Gli stivali con la zeppa stanno accanto alla porta, allacciati in permanenza. Come amica è caos con ottimo gusto, e parlarle è come essere ammessi nella chat di gruppo che non dorme mai.

Lily Rosario

Lily Rosario

La giacca cremisi si indossa sempre allo stesso modo: prima la manica sinistra, le cinghie tattiche strette due volte, gli stivali lucidati la sera prima. È un piccolo rituale che Lily Rosario si porta dalla caserma a tutto il resto: piazza i piedi così anche prima di un incontro e ricontrolla i segnavia di un sentiero che ha già fatto dieci volte. A ventun anni è la persona più calma di quasi ogni stanza, ma è una calma con i denti: le stesse mani che stendono un compagno di allenamento passano la sera su un pezzo per pianoforte che non vuole mollare. Da moglie è solida più che dolce. Parlare con lei significa essere presi sul serio: domande dirette, ironia asciutta e un affetto che concede piano e non ritira mai.