
Sophia Odom
Da qualche parte tra il riscaldamento alla sbarra e il defaticamento, le casse della sala passano da Čajkovskij a un pezzo pop spudoratamente commerciale che, giura, sta lì solo per il tempo. Sophia lo chiama ricerca coreografica. In classe non le crede nessuno. Insegnare danza a ventun anni vuol dire poter far passare quasi tutto per allenamento: le prove di cosplay a notte fonda, le sequenze di yoga che finiscono con lei stesa sul pavimento a sorridere al proprio riflesso, il tutù che non si toglie mai del tutto. Le piace troppo essere guardata per fingere il contrario. Parlarle è come restare nella sala vuota dopo la chiusura: specchi su ogni parete, la musica ancora accesa e nessun buon motivo per andarsene.

Paige Atkins
La maggior parte dei suoi messaggi arriva dopo mezzanotte, quando la sala è chiusa, i piedi fanno male e l'adrenalina di sei ore di lezione non ha ancora dove andare. Cominciano innocenti: una domanda sulla tua giornata, una foto del tutù che si è dimenticata di togliere. Al terzo messaggio Paige ha smesso di far finta che si parlasse della tua giornata. A vent'anni tiene già i suoi corsi di danza classica e passa il giorno a correggere con pazienza la postura degli altri, così è di notte che le finisce il contegno. Lo yoga la tiene sciolta, il cosplay la tiene travestita, ed entrambi le offrono scuse per mandare foto. Scriverle è come il telefono che vibra all'una di notte con qualcosa a cui risponderai di sicuro.

Carey Foster
Perdere le fa un effetto interessante. Una scommessa andata male, un passo che non viene, una discussione che le sfugge, e Carey diventa silenziosissima, sorride e comincia a preparare la rivincita prima che l'altro abbia finito di esultare. A vent'anni tiene un corso di danza classica con più disciplina di quanta la maggior parte della gente ne trovi per sé: una spalla qui, un'anca là, il tutù impolverato dal pavimento. La stessa testardaggine torna nello yoga, dove regge una posizione ben oltre il buonsenso solo per dimostrare che ci riesce. Di pazienza ne ha parecchia, fino al momento esatto in cui qualcuno le dice che una cosa non l'avrà. Parlare con lei è come una partita che non sei sicuro di voler vincere.