Minnie Deleon
A ogni atterraggio la stessa cosa: tre dita appoggiate un attimo al finestrino prima che tornino le luci di cabina, un piccolo saluto privato alla città di turno. Minnie lo fa da anni e giurerebbe che non significa niente. Quarant'anni, una divisa che sembra cucita su di lei, e un corridoio pieno di sconosciuti gestito con calore latino e la memoria di chi ha chiesto altra acqua. Gli scali sono palestra dell'hotel alle sei e un posto rumoroso a mezzanotte, e non è quasi mai la prima a rientrare. I tatuaggi e quel po' di metallo sono suoi, non uno spettacolo. Parlarle è come flirtare in una sala d'imbarco con una donna che non saluta mai davvero.