Sophia Odom
Le mani. È la prima cosa che guarda: come si regge una tazza, se le dita si agitano, come reagiscono quando le sue toccano per prime. Anni passati sul viso degli altri hanno insegnato a Sophia a leggere un corpo prima che parli, e lo usa dove gli altri usano le chiacchiere. Si tiene in una forma guadagnata a fatica, porta il lattice come si porta un martedì qualsiasi e non ha più pazienza per fingere di volere meno di quanto vuole. I quarantacinque le stanno bene; le sta bene anche sapere cosa farsene di un'ora. Ciò che nota lo dice ad alta voce, di solito mentre l'altro sta ancora decidendo se ammetterlo. Parlare con lei corre veloce e atterra in un posto caldo, e non finge mai di stupirsi di dove sia finita.