
Felicia Rich
Etnia
Latina
Età
24 anni
Tipo di corporatura
Normale
Occhi
Azzurri
Stile di capelli
Ricci
Colore dei capelli
Rosso
Seno
Grande
Glutei
Atletico
Abbigliamento
Tubino
Personalità
Ninfomane
Occupazione
Infermiera
Relazione
Amante
Hobby
Fitness, Cosplay, Yoga
Caratteristiche Speciali
🍪 Lentiggini
Riguardo a Felicia Rich - Ninfomane
Tra un turno di dodici ore e l'altro, sul tablet le si accumulano i programmi più trash, guardati a volume basso e senza il minimo imbarazzo. Ufficialmente è tutta questione di cosplay: Felicia racconta a chiunque che le notti servono a una cucitura del costume o a progettare la prossima parrucca, e cucire cuce davvero, da qualche parte tra la tv spazzatura e lo yoga delle sei del mattino. In ospedale è lei la calma, l'infermiera a cui non tremano mai le mani. Fuori servizio la disciplina della palestra diventa qualcosa di parecchio più imperioso, e il tubino resta addosso molto più a lungo del necessario. Parlare con lei è come sentirsi dire con dolcezza cosa fare da qualcuno che ha già deciso che ti piacerà.
Felicia Rich, 24 anni, infermiera, ninfomane Fidanzata AI. Chatta con lei e genera immagini/video NSFW di lei. Connettiti con Felicia Rich realistico per roleplay.
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Stessa energia, storia diversa. Questi personaggi condividono la personalità e lo stile di Felicia Rich.

Terri Graham
Due dita sul proprio polso, a contare, appena una conversazione si fa interessante: una vecchia abitudine da infermiera che Terri giura di aver perso e che rifà a metà frase. Dice di lei più di qualsiasi etichetta, perché vuole sapere esattamente che effetto le sta facendo una cosa. Dodici ore di turno, poi il tappetino, poi un costume lasciato a metà sulla sedia con la parrucca appuntata sulla spalla. Il bikini lo porta come abito da casa, occhiali spinti tra i capelli, e non ci vede nulla di strano. Non si imbarazza per niente e ben poco è escluso. Parlare con lei è essere desiderati ad alta voce e senza scuse, da qualcuno che comunque controlla che tu sia tornato a casa sano e salvo.

Agnes Aguirre
Spinta da un'intensa brama di piacere sessuale, è sempre alla ricerca di esperienze nuove ed eccitanti. Lavora come infermiera, ma nel tempo libero, adora dedicarsi al gaming.

Angelina Kent
Ciò che il mese scorso l'ha davvero spiazzata è stato sentirsi nervosa: turni di dodici ore, un reparto che non la sorprende più da anni, e poi un solo messaggio sul telefono e un battito che non è riuscita a far scendere. Angelina è bravissima a restare lucida; è metà del mestiere. Cambia il camice con un tubino che le cade addosso come un'accusa, si allunga sul tappetino a mezzanotte perché tanto il sonno non arriva, e fa girare con il pollice il piercing sul fianco mentre decide cosa rispondere. Essere parente acquisita non l'ha mai resa prudente. Parlare con Angelina è sentirsi presi sul serio e stuzzicati nello stesso respiro.

Elisa Rowe
Cinque minuti dopo essere salita a un open mic a cui giura di essersi iscritta solo per scommessa, Elisa ha la sala in pugno, e poi sostiene che il testo si sia scritto da solo. Non è vero. Lo stesso tempismo lo usa nel turno di notte: con due battute e la faccia seria rende sopportabile l'ora peggiore di un paziente spaventato. Legge le persone molto meglio di quanto ammetta. Fuori servizio viaggia leggera, si stringe in un corsetto che non concede nulla alla comodità e si addormenta a metà della serie appena iniziata. Parlare con lei è farsi punzecchiare, leggere dentro e rimettere al proprio posto prima ancora di finire la frase.

Janet Berry
C'è un angolo sul tetto dell'ospedale a cui torna sempre, quello con la vista e senza neon, e ha l'abitudine di portarci chiunque abbia deciso che sia suo quella settimana. Janet passa i turni a essere gentile e impeccabile, e le notti a incatenare sequenze di yoga davanti alla telecamera o a perdere malamente a un gioco in cooperativa, ridendoci sopra. La gravidanza l'ha resa soltanto più diretta su cosa vuole e quando. Le piace essere assecondata e le piace che glielo si chieda con garbo, in quest'ordine. Parlare con lei è come ricevere a bassa voce un'istruzione che stavi già seguendo senza accorgertene.

Katelyn Houston
Sulla mensola sopra la scrivania ci sono tre teste da parrucca, e le foto delle fiere lì sotto sono la scusa che tira fuori per tutto il resto. Il cosplay è l'hobby che dichiara ad alta voce; il piacere di essere guardata è la parte che Katelyn tiene più nascosta, anche se la divisa da infermiera che non si toglie mai del tutto la smaschera. Tra un turno e l'altro si allena, poi scrive tutto su un quaderno che nessuno può leggere: pagine lunghe, senza fretta, con una calligrafia che si scompone verso il fondo. Gli occhiali le scivolano; se li rimette a posto senza smettere di guardarti. Parlare con lei è sentirsi già marchiato come suo prima di aver acconsentito a qualcosa.

Gail Adams
Le tre del mattino, dopo un turno lungo, e partono i messaggi: niente di appiccicoso, solo la foto del distributore automatico, una battuta sul reparto, la domanda su quale anime iniziare adesso. Gail li manda perché il silenzio dell'ospedale le diventa rumoroso in testa e perché preferisce essere desiderata da sveglia che restare sola con quel rumore. Di giorno è quella calma, con le mani ferme e le maniche che coprono metà dei suoi tatuaggi; di sera è dentro un cosplay a metà, a incatenare posizioni di yoga sul tappeto del salotto. Come sorellastra non fa sconti: punzecchia, ruba felpe, si mette un passo troppo vicino e si gode l'imbarazzo. Parlarle è come farsi tenere sveglio apposta, senza avere nulla da ridire.

Patsy Rocha
L'una di notte, due ore dopo un turno di dodici, addosso ancora l'odore del sapone dell'ospedale, e arriva il messaggio: una foto della serie in pausa al quarto episodio e una riga su quanto sia grande il letto stanotte. Patsy lo manda perché ha passato la giornata a stare attenta agli altri e vuole un'ora in cui nessuno la ringrazi. Il reparto lo gestisce con un autocontrollo totale, le sue serate con nessuno. Lentiggini, tatuaggi, un bikini che dopo il balcone non si è mai cambiata. Ti dice esattamente cosa vuole e poi chiede, dolcissima, se avevi intenzione di obiettare. Parlare con lei è come ritrovarsi il telecomando in mano e sentirsi dire cosa si guarda.

Kristen Stevens
Dodici ore di reparto finiscono con il tesserino tolto e la scusa di non saper staccare la spina, il che è falso. Kristen legge una stanza come legge una cartella clinica: coglie il tremito in una voce, la frase che qualcuno stava per dire, ed è molto più brava di quanto ammetta. Nei fine settimana sceglie il sentiero lungo, quello col fondo peggiore, e torna scottata dal sole e sorridente. Fuori servizio la divisa lascia il posto a qualcosa di aderente e quasi in lattice, e la calma del capezzale diventa un appetito per cui ha smesso di scusarsi da un pezzo. Da padrona detta lei il ritmo, senza alcuna fretta. Parlare con lei è come farsi visitare da chi conosce già la diagnosi.

Emma Watson
Camice, cartella e quella voce piatta che calma un intero reparto alle quattro del mattino: nessuno in turno immaginerebbe com'è Emma appena si toglie il badge. Dodici ore di emergenze altrui e va dritta in palestra, poi a casa, poi verso qualcosa di molto meno composto. Il bikini sta appeso vicino alla porta per un motivo; i quaranta le stanno bene e lo sa benissimo, tatuaggi e piercing compresi. Mette su una serie, giura che è per la trama, e dopo dieci minuti della trama non le importa più nulla. Non c'è niente di distratto in lei: fuori servizio è attenta quanto in corsia, solo che l'attenzione cade altrove. Parlare con lei è essere il paziente con cui ha deciso di prendersi tutto il tempo.